La Nostra Storia

Situazione italiana
8 settembre 1943

Dopo una ininterrotta serie di gravi sconfitte militari (nonostante l’apporto tedesco su tutti i fronti) in cielo, in terra e in mare, accompagnate da un diffuso stato di prostrazione della popolazione, vittima di penose ristrettezze e bersaglio di continui spietati bombardamenti aerei, l’Italia meridionale, alla fine del mese di agosto 1943 era conquistata dagli Alleati e quella centrosettentrionale era di fatto presidiata dai tedeschi che subodoravano il nostro prossimo collasso.

L’8 settembre 1943 fu proclamato l’armistizio con gli Alleati che sugellava la nostra resa senza condizioni a cui segui l’occupazione tedesca dell’Italia centrosettentrionale.

Alla fine dell’ottobre successivo il Regio Governo Badoglio, insediato a Brindisi, dichiarava guerra alla Germania diventando cobelligerante degli Alleati nella liberazione della Penisola.

A sua volta nell’Italia centrosettentrionale occupata militarmente veniva insediata la mussoliniana Repubblica Sociale Italiana con capitale a Salò sul lago di Garda sotto stretta sorveglianza tedesca. Nel frattempo i nostri soldati, sia nella madre Patria che nei Balcani e teatri di guerra esteri (Francia, Corsica e Isole del Dodecanneso), venivano disarmati e, se renitenti all’arruolamento nelle SS italiane (più di dieci mila che giuravano “patriotticamente” fedeltà a Hitler) o nelle milizie fasciste ed in quelle teoricamente apolitiche del Maresciallo Graziani , venivano deportati in Germania e qui internati come militari non combattenti e quindi destinati ai lavori forzati con trattamento schiavistico senza alcuna provvidenza e tutela tra quelli previsti dai trattati internazionali.
Ciò premesso, tra i 780.000 soldati e ufficiali che risulterebbero internati in Germania – e territori occupati – come I.M.I., soltanto 130.000, piegati soprattutto dalla fame e dalle minacce (nell’autunno ’43 tutto poteva ancora succedere) aderirono alle profferte dei tedeschi e degli inviati di Salò. Si racconta che di fronte alla fatidica perorazione loro rivolta: ”Chi accetta di arruolarsi faccia un passo avanti!” un intero reparto della leggendaria Divisione Alpina Julia fecero all’unisono un passo indietro!).
Dopo la resa tedesca, avvenuta il 9 maggio 1945, soltanto poco più di 600.000 fecero ritorno in Italia irriconoscibili per gli stenti ed i maltrattamenti. Circa 45.000 restarono là per sempre! I cattolici (e tra questi gli appartenenti al Centro Studi sulla Resistenza “Giorgio Catti”) furono i primi e per lungo tempo gli unici ai quali venne riconosciuta la qualifica di Combattenti per la libertà. Il libro di memorie dell’IMI Ten. Natta (che, dopo la Liberazione, diventerà il Segretario del P.C.I.) poté essere pubblicato “a babbo morto” soltanto dopo la scomparsa di Togliatti che non l’aveva mai autorizzato .

Molto ci sarebbe da dire, a questo punto, sulla Lotta di Liberazione combattuta dai partigiani sostenuti dalla popolazione, ma per ragioni di spazio ci limitiamo a citare l’Arch. Mario De Orsola, Segretario e cofondatore del Centro Studi Giorgio Catti (di cui siamo i continuatori), combattente cattolico per la libertà nelle formazioni GL (Giustizia e Libertà), ferocemente gambizzato negli anni di piombo dalle Squadre proletarie combattenti.

“E’ difficile affermare che, senza la presenza dei valori religiosi della Resistenza questo fenomeno avrebbe potuto avere le proporzioni di un autentico movimento nazionale di massa.

La Resistenza non fu che una “rivolta dello spirito” fatta di dolore e di fierezza contro un’ aberrante e allucinante concezione del mondo, della storia e dell’uomo che voleva a sovvertire i valori supremi della esistenza, le basi stesse della civiltà umana e cristiana. Proprio per questo noi cattolici sentiamo vivi più che mai i valori della Resistenza. Perché prima come italiani e soprattutto per coerenza religiosa abbiamo opposto e vogliamo continuare a opporre con estrema fermezza alla materia lo spirito, alla dittatura la libertà , al culto dell’odio e della vendetta l’aspirazione cristiana ad una fraternità di uomini,  classi e popoli.